479mila euro pronti per il monitoraggio dei rom milanesi.
Dal gruppo Every-One giungono le (inascoltate) richieste per un miglior investimento dei soldi pubblici nel settore.
A Milano, lo scorso 9 aprile un dispiegamento di trenta agenti di polizia locale ha evacuato le aree di via Siccoli, via Guglielmo Pepe e Ponte delle Milizie abitate da un centinaio di rom. L’ennesimo caso di sfollamento in cui persone in condizioni di grave indigenza, tra cui malati, portatori di handicap, donne in gravidanza e bambini sono state denunciate per occupazione abusiva di suolo privato e costrette ad abbandonare gli insediamenti di fortuna, senza una meta. Ma questo non è che il primo passo: entro la prossima estate, infatti, verranno istallate agli ingressi degli insediamenti (legali) di via Triboniano, via Idro, via Chiesa Rossa e via Martirano venti telecamere collegate con la polizia di stato, i carabinieri e la polizia locale, per controllare 24 ore su 24 le famiglie che vivono nei campi. Costo dell’impresa 479mila euro, pari a 24 mila euro a telecamera. Il tutto mentre rimangono inascoltate le richieste d’investimento del progetto “Romasia”, un’iniziativa imprenditoriale promossa da EveryOne (gruppo per la cooperazione internazionale e la cultura dei diritti umani) pensata per l’inserimento socio-economico di chi vive negli accampamenti.
“Il problema nasce a partire da precise responsabilità delle amministrazioni, del terzo settore e dei media – ha commentato Roberto Malini, Co-Presidente di Every One – nella nostra associazione abbiamo calcolato che fino al 2005 (anno d’inizio della stagione di sgomberi e paura generalizzata verso le etnie nomadi) sono stati spesi dallo stato italiano fino a 500 euro al mese per ogni rom. Soldi buttati in campi in pessime condizioni igieniche e male organizzati”.
Cattiva gestione delle risorse quindi, a cui ha fatto seguito un clima crescente di intolleranza e propaganda anti “gitano”, senza però che siano partite azioni veramente programmatiche.
“Romasia” invece, proposto dallo stesso gruppo Every One è un’ipotesi lavorativa che ha raccolto interessi anche in ambito internazionale ma che non ha ottenuto finora, accanto alle parole, il sostegno necessario.
“Abbiamo inaugurato una partnership con la Croce Rossa – spiega Malini – l’obiettivo è quello di creare grosse fattorie, sul modello dei kibbutz israeliani, in grado di ospitare gruppi famigliari di rom affini per etnia.”
La prima grande follia dei campi nomadi, infatti, è proprio quella di riunire indiscriminatamente persone che non appartengono allo stesso ceppo, creando quindi insofferenza e potenziali conflitti interni.
“Non si tratta di welfare – continua Malini – ma di un’iniziativa produttiva e commerciale. In Italia infatti c’è una richiesta sempre maggiore di bio e naturalità, per cui le fattorie potrebbero inserirsi in questi mercati. Inoltre è già stato fatto un monitoraggio dell’interland milanese: esistono molte cascine, stabili e terreni in stato di abbandono a cui questa gente potrebbe ridare vita”.
Recupero delle competenze tradizionali italiane coniugate ad esperienze storiche delle etnie rom, questo l’obiettivo ma vista l’indifferenza della pubblica amministrazione, ora si cercano privati intenzionati a partecipare all’impresa.
“Siamo in contatto con il presidente dell’Inter Massimo Moratti – ha concluso Malini – al momento possiamo mostrare con orgoglio una fattoria funzionante in Romania, sul Mar Morto che faccia da modello. Se riuscissimo a partire anche in Italia potremmo inserire nel giro di poco le 160 – 170 famiglia attualmente residenti nel milanese”.
Maria Fusca
