Vi presentiamo la lettera scritta da un gruppo di rifugiati politici del Corno d’Africa, per raccontare ciò che è successo la notte tra il 28 e il 29 aprile all’interno del palazzo “Salam”, alla Romanina, quartiere alla periferia Sud Est di Roma.
“Salam” è un palazzo di nove piani, ex sede dell’università di Tor Vergata, occupato nel 2006 da un numeroso gruppo di rifugiati politici del Corno d’Africa. Nel corso degli anni il palazzo ha visto crescere esponenzialmente il numero dei suoi abitanti. Ad oggi si contano circa 500 persone, provenienti da Eritrea, Etiopia, Somalia e Sudan. Sono uomini, donne, bambini, famiglie, tutti rifugiati politici o richiedenti asilo politico. Dal 2006 autogestiscono il palazzo in cui vivono, tra le tante difficoltà proprie del vivere in una situazione tanto popolata e precaria. Non è un centro d’accoglienza, come è stato dichiarato da alcuni giornali, ma un palazzo occupato da persone che non hanno trovato “altra accoglienza” o che non hanno avuto la possibilità di integrarsi in altro modo nella nostra città.
Il continuo arrivo di decine di persone che cercano ospitalità o un posto dove vivere rende la situazione ancor più precaria e di difficile gestione.
Questo è il motivo per cui nella notte tra il 28 ed il 29 aprile è nato un conflitto tra gli abitanti del palazzo e un gruppo di rifugiati somali, ospiti provvisori.
Il comitato di Salam, rappresentante delle comunità che abitano il palazzo, ha voluto scrivere questa lettera per raccontare ciò che è accaduto, per spiegare che tale episodio non è stato una guerra tra etnie, come scritto dai giornali, e per far sentire la propria voce.
La presentiamo, così come è stata scritta.
Associazione Cittadini del Mondo
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Salam Centro di rifugiati
La Romanina Via Arrigo Cavalieri, 8 ROMA
La storia è iniziata oltre un mese fa. I cittadini somali si sono presentati qui, nel palazzo della Romanina, chiedendo ospitalità provvisoria, finché non avessero trovato una sistemazione migliore. Per noi non è stato un problema, in quanto era provvisoria. Con il passare del tempo, però, da quelli che erano un decina di somali, sono diventati molti di più. Alla scadenza del tempo che avevamo pattuito (28/04/2010), i somali dovevano lasciare il palazzo della Romanina, in quanto questi erano i patti. Molti di loro invece si sono presentati ubriachi ed hanno discusso vivacemente con noi dicendo di non voler andare via perché avevano il diritto di restare. Hanno alzato le mani (e non solo) contro chiunque si presentasse davanti a loro; hanno infranto parecchi vetri di macchine parcheggiate fuori, per l’ esattezza 14, oltre a 2 auto parcheggiate in strada, non nostre. Hanno anche danneggiato il pianterreno rompendo vetrate. Noi, di comune accordo, dopo questi fatti, li abbiamo fatti uscire dal palazzo, ma non eravamo armati, è bastato essere numericamente maggiori.
Saluti, il comitato di Salam
