Jan Martin Bang propone una ‘Guida pratica alle comunità sostenibili’. Nato in Norvegia, nel 1969 inizia la sua formazione attraverso il British Commune Movement, giungendo nel 1984 nel kibbutz Gezer. L’autore di ‘Eco-villaggi’ pubblica, dunque, questo suo testo partendo dall’esperienza di vita all’interno di comunità sostenibili. Egli attinge in particolar modo al modello di progettazione della permacultura, che “insegna a disegnare insediamenti umani sostenibili. È un metodo pratico e filosofico di uso della terra, che integra microclima, piante funzionali, animali, terra, gestione dell’acqua e bisogni dell’uomo in sistemi strettamente collegati e notevolmente produttivi.”
Il libro racconta le modalità con cui i gruppi umani crescono e si sviluppano: si procede infatti descrivendone la fase pioneristica, la maturità e la vecchiaia. “Mi rendo conto solo ora che la maggior parte delle comunità non raggiunge una condizione di continuità duratura, esattamente come noi esseri umani non resistiamo al passare del tempo, crescendo, maturando e infine morendo.” Così Jan Martin Bang tira le fila di questo suo viaggio attraverso eco-villaggi, comunità, collettività, villeggi intenzionali. In questa ricerca sul campo, supportata da materiale fotografico e bibliografico, emerge il “desiderio di voler proporre un’alternativa alla società convenzionale da cui prendono le mosse.” Le comunità sostenibili, infatti, nascono dal sogno di voler creare una nuova società, “progettandola da soli senza essere costretti a rimanere imprigionati nella struttura sociale ereditata dai nostri avi”.
‘Eco-villaggi’ assume dunque le tinte utopistiche di progetti destinati anch’essi ad essere influenzati dalla società circostante, sebbene nascano da esigenze opposte. Ciò è accaduto, per esempio, all’interno dei kibbutz: pur avendo custodito gelosamente la propria individualità ed indipendenza, attualmente “gli imperativi tecnologici e industriali, il senso comune, le pressioni economiche e il declino del patriottismo locale stanno mutando lo scenario”. Nonostante queste inevitabili evoluzioni rispetto ai progetti iniziali, sembra crescere la necessità di volere creare nuovi modelli di società: dalle 304 comunità del 1990, si è passati alle 614 del 2005. In quest’ottica, nei primi anni Novanta è nata la Rete Globale degli Ecovillaggi (GEN), mediante l’accordo “di un gruppo di comunità e di progetti esistenti intorno ad una serie di obiettivi, e sulla libera definizione di ciò che un ecovillaggio potrebbe essere.”
Elisa Scaringi
